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28 Aprile 2006
Tempo hi-tech

categoria: low-tech
chronograph

Un articolo di Luca De Biase sul Sole 24 Ore di ieri mi ha fatto riflettere su una questione: la tecnologia ci fa risparmiare tempo o ce ne fa perdere? È più il tempo risparmiato grazie a Word (in sostituzione della macchina da scrivere… :-D) o quello perso a chattare e navigare durante le ore di lavoro? La questione non è banale come sembra, perché in effetti alcuni evidenti benefici sono del tutto annullati dalle distrazioni che la nuova tecnologia porta con sé. Per non parlare dei disturbi legati alla capacità di concentrazione di chi è quotidianamente bombardato di notizie e (troppi) stimoli audio-visivi di vario genere.

Dura è la vita dell’essere umano hi-tech. E in ogni caso il tempo non basta mai.

E non ci sono più le mezze stagioni.

D’altronde è così.



2 Commenti a “Tempo hi-tech”

  1. Davide scrive:

    … e pippo baudo è un grande professionista

  2. barbara scrive:

    chi perde tempo a chattare lo perderbbe comunque al telefono o davanti alla televisione. in entrambi i casi la situazione per quanto riguarda gli stimoli intelletuali e la vita sociale non sono poi molto diversi

    Usato con consapevolezza internet permette di recuparare tempo per se, velocizzando pratiche noiose e lunghe.

    Si può addirittura dare il merito al computer di aver fatto nascere un più diffuso amore per la scrittura, non come pratica di conservazioen del pensiero, ma come possibilità del continuo divenire delle parole. In internet è ormai difficile dividere la pratica della scrittura da quella della lettura e la stessa cosa avviene per le figure dello scrittore e del lettore. E’ un gioco di rimandi infinito che trasforma in maniera continua e costante qualsiasi testo imesso nella rete. Evoluzione continua che spesso permette alla “fuffa” più indegna di trovare un perchè, mica poco.

    mi vorrai poi dire che nell’Italia di Maria De Filippi molti vedono il computer solo come l’appendice del cellulare, il fratello grande del telefonino…questa però è una “piaga sociale” che non è attribuibile allo sviluppo della rette.

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